Tutela o oscurantismo? - CODICI | ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI

Tutela o oscurantismo?

7 Aprile 2023

Ha fatto discutere, e molto, lo stop del Garante della Privacy a ChatGPT. Polemiche per un provvedimento per alcuni prezioso, per altri negativo.

“Il blocco deciso dal Garante non convince – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – e lo diciamo anche in riferimento ad un’altra questione che ha suscitato un grande dibattito. Con quello accaduto per TikTok e questo stop per ChatGPT non vorremmo che si stesse andando verso un nuovo oscurantismo. La tutela della privacy è fondamentale, ma decisioni come quella di bandire ChatGPT dal territorio italiano sono sbagliate. I servizi basati sull’Intelligenza Artificiale sono sempre più numerosi e diffusi, verificarne il funzionamento corretto è d’obbligo, così come fissare paletti in grado di tutelare dati e diritti. I rischi non mancano, così come i timori e questo accade sempre di fronte a novità importanti come quelle introdotte, ad esempio, da ChatGPT. Da qui a vietare un servizio, però, ce ne passa. Non è mettendo al bando un servizio che si risolvono i problemi”.

Una riflessione a poche ore dall’incontro tra Garante e OpenAI, che alla fine ha segnato l’apertura del confronto, come auspicato da Codici. Come riportate dal Garante, all’incontro, a cui ha preso parte in apertura anche Sam Altman, CEO di OpenAI, erano presenti, oltre al Collegio del Garante (Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia, Guido Scorza), Che Chang,  Deputy General Counsel della società statunitense, Anna Makanju, responsabile Public Policy e Ashley Pantuliano, Associate General Counsel. OpenAI, pur ribadendo di essere convinta di rispettare le norme in tema di protezione dei dati personali, ha tuttavia confermato la volontà di collaborare con l’Autorità italiana con l’obiettivo di arrivare ad una positiva soluzione delle criticità rilevate dal Garante riguardo a ChatGPT. L’Autorità da parte sua ha sottolineato come non vi sia alcuna intenzione di porre un freno allo sviluppo dell’AI e dell’innovazione tecnologica ed ha ribadito l’importanza del rispetto delle norme poste a tutela dei dai personali dei cittadini italiani ed europei. OpenAI si è impegnata a rafforzare la trasparenza nell’uso dei dati personali degli interessati, i meccanismi esistenti per l’esercizio dei diritti e le garanzie per i minori e ad inviare al Garante entro oggi un documento che indichi le misure che rispondano alle richieste dell’Autorità. Il Garante si riserva di valutare le misure proposte dalla società, anche riguardo al provvedimento adottato nei confronti di OpenAI.

Un passo avanti dopo le polemiche roventi provocato dallo stop imposto pochi giorni prima dal Garante, che aveva disposto, con effetto immediato, la limitazione provvisoria del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI. ChatGPT, il più noto tra i software di intelligenza artificiale relazionale in grado di simulare ed elaborare le conversazioni umane, lo scorso 20 marzo aveva subito una perdita di dati (data breach) riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni relative al pagamento degli abbonati al servizio a pagamento. Nel provvedimento, il Garante Privacy ha rilevato la mancanza di una informativa agli utenti e a tutti gli interessati i cui dati vengono raccolti da OpenAI, ma soprattutto l’assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di “addestrare” gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma. Le informazioni fornite da ChatGPT, sempre secondo il Garante, non sempre corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto. Da ultimo, nonostante, secondo i termini pubblicati da OpenAI, il servizio sia rivolto ai maggiori di 13 anni, l’Autorità evidenzia come l’assenza di qualsivoglia filtro per la verifica dell’età degli utenti esponga i minori a risposte assolutamente inidonee rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza. 

La replica di OpenAI non si era fatta attendere. Come riportato dall’Ansa, la società ha pubblicato una lettera aperta sul suo blog in cui spiega che si “impegna a mantenere l’intelligenza artificiale sicura e vantaggiosa” e precisa: “non utilizziamo i dati per vendere i nostri servizi, pubblicità o profilare le persone. Li usiamo invece per rendere i nostri modelli più utili. ChatGpt, ad esempio, migliora con le conversazioni che, di volta in volta, intrattiene con gli utenti”. Un intervento volto a sottolineare l’impegno per proteggere la privacy degli utenti, anche minori.

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