Prima le banche, poi i consumatori - CODICI | ASSOCIAZIONE DI CONSUMATORI

Prima le banche, poi i consumatori

14 Aprile 2023

Polemiche per una sentenza della Cassazione su un caso di phishing che di fatto tutela la banca ai danni del consumatore vittima della frode.

In sostanza, il verdetto stabilisce che se un cliente di un istituto di credito viene truffato con il phishing, la responsabilità è sua e non dell’istituto. Ma andiamo con ordine e partiamo dal phishing. Si tratta di uno schema di truffa adoperato dai malviventi per entrare in possesso di dati personali dell’utente tramite l’invio di false e-mail. Nasce tutto da una e-mail all’apparenza credibile, grazie a volte al riferimento a istituti o società note ad esempio citate con tanto di logo e grafica. Il testo è accattivante oppure minaccioso. Nel primo caso, ad esempio, si tratta dell’invito a partecipare ad un concorso per vincere un premio, nel secondo, invece, si viene informati del tentativo di frode in corso. Che sia una lotteria o una frode, tutto ruota intorno al messaggio chiave contenuto nell’email, ovvero al link da aprire per partecipare al concorso, richiedere il premio vinto oppure proteggere dati o bene in pericolo. Da lì si arriva ad una pagina dove inserire i dati personali e, se comunicati, si cade in trappola. 

Per quanto riguarda le truffe bancarie, negli ultimi tempi si è registrato un incremento importante. Sono in costante aumento anche le segnalazioni da parte di consumatori vittime di frodi orchestrate tramite sms, e-mail o telefonate, sfruttando canali che all’apparenza sembrano quelli ufficiali. Le tecniche utilizzate dai malviventi sono sempre più sofisticate e di fronte a questo scenario, i consumatori invece di ricevere nuovi strumenti di tutela, vengono abbandonati a loro stessi. La sentenza della Cassazione in questo senso è grave. Purtroppo, non è una sorpresa. L’orientamento è chiaro ormai da tempo. Si guarda, infatti, a tutelare gli istituti dalle richieste di risarcimento danni presentate dai correntisti truffati piuttosto che difendere quest’ultimi. Non solo, si scarica sulla vittima anche l’onere probatorio.

L’utilizzo dell’home banking è cresciuto notevolmente in questi anni, ma spesso è una scelta obbligata, ad esempio dettata dalla chiusura della filiale. Di fronte a questa situazione, bisognerebbe andare incontro ai consumatori, proteggerli in maniera ancora più forte dalle truffe, non lasciarli soli e senza difese. Indubbiamente è necessario uno sforzo per migliorare l’educazione finanziaria, ormai indispensabile per avere un livello minimo di protezione, ma il contesto generale non può essere ignorato. Non si può non tenere conto dell’abilità dei malviventi, scaricando ogni responsabilità sul consumatore per salvare le banche.

Nella speranza di un cambio di rotta da parte della giustizia, con un’attenzione maggiore alla tutela dei consumatori piuttosto che delle banche, non resta che fare di necessità virtù ed attrezzarsi per difendersi da soli. Quindi diffidare da messaggi o chiamate che avvisano di attacchi informatici al proprio conto. In queste situazioni, è bene mantenere la calma e contattare il proprio istituto, così da verificare la fondatezza della segnalazione ricevuta ed eventualmente agire di conseguenza. E naturalmente non ci si deve scoraggiare di fronte a sentenze come quella della Cassazione. Bisogna battersi per far valere i propri diritti, sempre e comunque. 

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