Il Tribunale di Milano ha condannato l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda al risarcimento dei familiari di un paziente di 76 anni deceduto nel 2016 in seguito ad un intervento chirurgico.
L’intervento e poi la lunga agonia
L’uomo si era sottoposto ad un’operazione nel settembre 2015, particolarmente delicata viste le sue delicate condizioni, ed è deceduto l’anno successivo, dopo una lunga e penosa agonia. Del caso si è occupata l’associazione Codici, che ha ottenuto un’importante vittoria in aula.
Le condizioni del paziente
“È una storia dolorosa ed anche complessa – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –, che ha segnato i parenti, che da anni lottano per ottenere giustizia. Il loro caro si trovava in una condizione polipatologica. Era affetto da cardiopatia ischemica cronica e valvolare, insufficienza mitralica e aortica, fibrillazione atriale ed insufficienza cardiaca cronica congestizia con ipertensione e stenosi dell’arteria renale destra. Questo oltre ad una concomitante malattia ateroembolica colesterolica con arteriopatia obliterante periferica degli arti inferiori, insufficienza renale cronica su base aterosclerotica, ipotiroidismo iatrogeno, pregressa obesità ed eccedenza ponderale residua. Un quadro generale preoccupante”.
Informazioni non adeguate sull’operazione
“Ciò nonostante – prosegue Giacomelli –, riteniamo che il paziente non sia stato adeguatamente informato sull’operazione, non esente da rischi. In seguito all’intervento, consistente nel tentativo di posizionamento di due valvole aortiche sostitutive che si erano rotte, si è verificata un’infezione, che secondo la CTU non sarebbe stata adeguatamente trattata dal personale del Niguarda, tanto da diventare cronica. Da quel momento è iniziato il calvario dell’uomo, fino al decesso avvenuto l’anno successivo”.
L’infezione
“La sentenza del Tribunale si è concentrata sulla questione dell’infezione – spiega il Segretario Nazionale di Codici –. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità dell’ospedale nel trattamento errato della stessa. Questa vicenda, però, presenta anche un altro aspetto a nostro avviso grave”.
Il mistero della protesi
“Durante il lungo dibattimento, abbiamo richiesto degli accertamenti sulla protesi utilizzata – sottolinea Giacomelli –. Nonostante quanto previsto dalla legge, manca la prova del tipo di materiale utilizzato. Il Ministero della Salute ha risposto di non aver ricevuto alcuna segnalazione da parte di operatori sanitari in relazione all’incidente occorso, come invece era stato dichiarato dal chirurgo ai parenti. L’ospedale Niguarda, invece, ha fatto sapere che i dispositivi medici utilizzati nel tentativo di impianto sono stati ritirati dalla ditta fornitrice e non è stata tenuta traccia dei relativi lotti. Un fatto che si commenta da solo”.
La responsabilità dell’ospedale
“Siamo soddisfatti della sentenza del Tribunale, che ha riconosciuto la responsabilità della struttura – conclude Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici –. Ovviamente questo non cancella la sofferenza patita dal paziente e dai familiari, che hanno condiviso con lui mesi difficilissimi ed anni duri alla ricerca di verità e giustizia per quanto accaduto al loro caro”.
La campagna contro la malasanità
L’associazione Codici è impegnata da anni contro la malasanità attraverso la campagna “Indigniamoci!”, che coinvolge tutti gli Sportelli presenti sul territorio nazionale per raccogliere le segnalazioni dei pazienti e dei loro parenti, e fornire assistenza. È possibile segnalare danni o irregolarità nelle cure, negli interventi o nelle diagnosi.

